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Rinunciamo all'attesa


C'è una frase di Ennio Flaiano che mi ha sempre ricondotto all'idea del teatro.
Una frase che chiude una poesia che al primo verso dice: "c'è un limite al dolore.."
Ho potuto usarla spesso negli anni del mio lavoro e mi piace lasciarla qui, oggi, come a restituirla dopo averla tenuta con cura, nell'occasione di questo appuntamento.
La frase chiude pochi bellissimi versi e penso possa aggiungersi ai silenzi che vorrei.
Flaiano concludendo scrive: "il gioco è questo: cercare nel buio qualcosa che non c'è, e trovarlo".
Mi viene in mente nel dispiacere semplice eppure complesso di questo esito.
Mi viene in mente nella convinzione che qualcosa nel buio in effetti ci sia e dispiace non essere riuscito a trovarlo.
Mi dispiace e mi fa rabbia. Una rabbia desolante, come la stupidità.
Come l'ottusità imperdonabile della presunzione che esclude la curiosità. Come la cecità di chi non vuol vedere.
Ci sono dei difetti che non dovrebbero entrare nelle giornate di chi ha la responsabilità di un progetto culturale.
Difetti che non sono e non possono essere scusati per la mancanza dei fondi e le acrobazie possibili dalle cifre in bilancio.
Difetti che hanno degli effetti e oggi siamo qui a mostrarne uno.
La chiusura di un teatro non è il destino possibile di un'economia.
E' lo specchio di una politica. La foto improvvisa, senza il tempo di mettersi in posa, scattata sull'aspirazione sociale e culturale di una città, sulla rivendicazione di senso di chi dice di credere alle forze del confronto e delle differenze.
La chiusura di un teatro non coincide con nessun tempo e nessuna crisi.
Oggi denunciamo questa incoincidenza, denunciamo l'efficacia di una strategia o il dispetto di una palese incapacità.
Il Comune di Bologna ha rinunciato al Teatro San Martino già da anni.
Noi rinunciamo da oggi, insieme all'attesa che si potesse trovare una qualche chiave possibile per aprire ancora le porte del Teatro San Martino.

 

Roberto Latini

 

Guardare e sentire, c'è un mondo da scoprire

regia di Mariapia Papandrea
con Marta Dalla Via, Mariapia Papandrea, Massimiliano Burdrini

 

Dal disegno di un bambino, i personaggi disegnati prendono corpo...
Ecco che per loro tutto è nuovo, tutto è una scoperta, devono imparare a sentirsi un corpo-mente, e attraverso esso a percepire il mondo.
Come bambini studiano l'ambiente che li circonda attraverso tutti i ricettori sensoriali: la vista, l'udito, ma anche avvertendo sensazioni tattili, termiche, materiche, sonore, olfattive.
Ognuno di loro poi, ha un proprio carattere, c'è chi è più riflessivo ed ordinato e chi invece si butta a capofitto nelle situazioni e il contrasto crea momenti di grande ilarità.
Il linguaggio, inteso come linguaggio verbale, è semplice, spesso si avvale di parole-chiave, per concedere maggior spazio al "raccontare con il corpo" lasciando così, all'intuizione creativa dei bambini, la ricerca dei significati.
Cosa accadrà alla fine ai nostri personaggi? Torneranno nel loro mondo di carta? Oppure...?

Lo spettacolo è stato ospite al Festival di Teatro Ragazzi di Vimercate " Una Città per Gioco" 2001 e al XXI Festival Nazionale del Teatro Ragazzi di Padova

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durata 50 minuti
per Scuola dell'Infanzia e Primo Ciclo Scuola Primaria


teatro san martino . via guglielmo oberdan, 25 . bologna