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Rinunciamo all'attesa


C'è una frase di Ennio Flaiano che mi ha sempre ricondotto all'idea del teatro.
Una frase che chiude una poesia che al primo verso dice: "c'è un limite al dolore.."
Ho potuto usarla spesso negli anni del mio lavoro e mi piace lasciarla qui, oggi, come a restituirla dopo averla tenuta con cura, nell'occasione di questo appuntamento.
La frase chiude pochi bellissimi versi e penso possa aggiungersi ai silenzi che vorrei.
Flaiano concludendo scrive: "il gioco è questo: cercare nel buio qualcosa che non c'è, e trovarlo".
Mi viene in mente nel dispiacere semplice eppure complesso di questo esito.
Mi viene in mente nella convinzione che qualcosa nel buio in effetti ci sia e dispiace non essere riuscito a trovarlo.
Mi dispiace e mi fa rabbia. Una rabbia desolante, come la stupidità.
Come l'ottusità imperdonabile della presunzione che esclude la curiosità. Come la cecità di chi non vuol vedere.
Ci sono dei difetti che non dovrebbero entrare nelle giornate di chi ha la responsabilità di un progetto culturale.
Difetti che non sono e non possono essere scusati per la mancanza dei fondi e le acrobazie possibili dalle cifre in bilancio.
Difetti che hanno degli effetti e oggi siamo qui a mostrarne uno.
La chiusura di un teatro non è il destino possibile di un'economia.
E' lo specchio di una politica. La foto improvvisa, senza il tempo di mettersi in posa, scattata sull'aspirazione sociale e culturale di una città, sulla rivendicazione di senso di chi dice di credere alle forze del confronto e delle differenze.
La chiusura di un teatro non coincide con nessun tempo e nessuna crisi.
Oggi denunciamo questa incoincidenza, denunciamo l'efficacia di una strategia o il dispetto di una palese incapacità.
Il Comune di Bologna ha rinunciato al Teatro San Martino già da anni.
Noi rinunciamo da oggi, insieme all'attesa che si potesse trovare una qualche chiave possibile per aprire ancora le porte del Teatro San Martino.

 

Roberto Latini

 

L’anatra curiosa

antica favola africana

regia
Mariapia Papandrea
con Marta Dalla Via, Fabiana Giordano, Mariapia Papandrea
durata 50 minuti
produzione 2008
per la Scuola dell'Infanzia e Primo Ciclo della Scuola Primaria

C'era una volta un'isola in mezzo al mare, che nessun uomo era mai riuscito a raggiungere. In quell'isola vivevano, liberi e felici, animali di tutte le specie in mezzo ad alberi carichi di fiori e di frutti e fra ruscelli d'acqua fresca e chiara.
Viveva là una piccola anatra spensierata, che nuotava nei ruscelli e mangiava frutti e bacche. Ma una notte fece uno strano sogno: vide una terra assai più bella dell'isola in cui era nata, ma anche assai lontana, e quando si svegliò, provò il desiderio irresistibile di raggiungerla subito.

L'anatra curiosa si mette in viaggio e dopo aver lungamente nuotato finalmente raggiunge una riva. Stanca si addormenta e un altro sogno la mette in guardia dal''uomo.
Al risveglio incontra un giovane leone che le promette di cercare l'uomo e di ucciderlo. Insieme si mettono in cammino, e incontrano prima un asino, poi un cavallo, poi un cammello tutti e tre in fuga dai loro padroni. La buffa carovana si rimette in marcia e incontra un altro strano essere: cammina su due piedi e trasporta delle assi di legno in testa e ha con se una bisaccia piena di arnesi da falegname. Dice di aver paura dell'uomo, come la pantera dalla quale sta andando per costruirle una casa che possa proteggerla.
Il leone invidioso costringe il falegname a costruirgli la casa prima delle pantera. Il povero falegname minacciato da enormi e fragorosi ruggiti si mette al lavoro costruendo una bella casa proprio intorno al leone. Solo alla fine il leone si accorge che non può più uscire e il falegname dice che ha giocato d'astuzia per vincere contro la forza del leone.
La nostra anatra curiosa si allontana quatta quatta temendo di fare la stessa fine del leone, raggiunge la riva da dove era venuta e riprende la via del mare per ritornare al sicuro dall'uomo, all'isola felice da cui si era allontanata.

 

Lo spettacolo L'anatra curiosa fa parte del progetto triennale che ha come tema la multiculturalità, interpretata, oltre che attraverso le fiabe e le leggende che vedono protagonisti animali nel loro rapporto con l'essere umano.
Una riflessione che ci viene da altre culture, altri luoghi e altri tempi sul rapporto del''uomo e la natura: l'unico modo che ha la natura per salvarsi, è isolarsi dall'uomo o isolare l'uomo?


teatro san martino . via guglielmo oberdan, 25 . bologna