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Rinunciamo all'attesa


C'è una frase di Ennio Flaiano che mi ha sempre ricondotto all'idea del teatro.
Una frase che chiude una poesia che al primo verso dice: "c'è un limite al dolore.."
Ho potuto usarla spesso negli anni del mio lavoro e mi piace lasciarla qui, oggi, come a restituirla dopo averla tenuta con cura, nell'occasione di questo appuntamento.
La frase chiude pochi bellissimi versi e penso possa aggiungersi ai silenzi che vorrei.
Flaiano concludendo scrive: "il gioco è questo: cercare nel buio qualcosa che non c'è, e trovarlo".
Mi viene in mente nel dispiacere semplice eppure complesso di questo esito.
Mi viene in mente nella convinzione che qualcosa nel buio in effetti ci sia e dispiace non essere riuscito a trovarlo.
Mi dispiace e mi fa rabbia. Una rabbia desolante, come la stupidità.
Come l'ottusità imperdonabile della presunzione che esclude la curiosità. Come la cecità di chi non vuol vedere.
Ci sono dei difetti che non dovrebbero entrare nelle giornate di chi ha la responsabilità di un progetto culturale.
Difetti che non sono e non possono essere scusati per la mancanza dei fondi e le acrobazie possibili dalle cifre in bilancio.
Difetti che hanno degli effetti e oggi siamo qui a mostrarne uno.
La chiusura di un teatro non è il destino possibile di un'economia.
E' lo specchio di una politica. La foto improvvisa, senza il tempo di mettersi in posa, scattata sull'aspirazione sociale e culturale di una città, sulla rivendicazione di senso di chi dice di credere alle forze del confronto e delle differenze.
La chiusura di un teatro non coincide con nessun tempo e nessuna crisi.
Oggi denunciamo questa incoincidenza, denunciamo l'efficacia di una strategia o il dispetto di una palese incapacità.
Il Comune di Bologna ha rinunciato al Teatro San Martino già da anni.
Noi rinunciamo da oggi, insieme all'attesa che si potesse trovare una qualche chiave possibile per aprire ancora le porte del Teatro San Martino.

 

Roberto Latini

Iago


di
roberto latini e gianluca misiti
con
roberto latini
musiche originali
gianluca misiti
luci
max mugnai
organizzazione e cura
federica furlanis
produzione
libero fortebraccio teatro san martino

 

 

"Iago" è una riscrittura dell'Otello di Shakespeare. O meglio, un modo diverso di suonare parti del testo.
Pensato come un concerto, lo spettacolo che proponiamo, nato all'interno del progetto RADIOVISIONI, torna su alcune tappe della nostra ricerca sull'amplificazione.
Un lavoro sulla parola, nel confine tra il senso e il suono, con Shakespeare come pretesto.
Non quindi un riallestimento ma un approfondimento dell'architettura della tragedia del Moro di Venezia, per evidenziarne gli snodi fondamentali.
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"Iago" è la riproposizione, in rinnovata veste sonora, di un precedente "Jago", distante circa dieci anni.
Dal ragno che tesseva la tela per intrappolare il moscone nero, ci concentriamo stavolta sulla recita di Iago.
Semplicemente, come fosse capace di replicarsi, dalle prove alla messa in scena, destinato, condannato, al piacere di un inganno. Un modo altro di essere l'autore in scena, il burattinaio di tutta la tragedia e anche il suo primo spettatore. In un teatro apparentemente disarmato.

 


www.fortebraccioteatro.com


teatro san martino . via guglielmo oberdan, 25 . bologna