Rinunciamo all'attesa
C'è una frase di Ennio Flaiano che mi ha sempre ricondotto all'idea del teatro.
Una frase che chiude una poesia che al primo verso dice: "c'è un limite al dolore.."
Ho potuto usarla spesso negli anni del mio lavoro e mi piace lasciarla qui, oggi, come a restituirla dopo averla tenuta con cura, nell'occasione di questo appuntamento.
La frase chiude pochi bellissimi versi e penso possa aggiungersi ai silenzi che vorrei.
Flaiano concludendo scrive: "il gioco è questo: cercare nel buio qualcosa che non c'è, e trovarlo".
Mi viene in mente nel dispiacere semplice eppure complesso di questo esito.
Mi viene in mente nella convinzione che qualcosa nel buio in effetti ci sia e dispiace non essere riuscito a trovarlo.
Mi dispiace e mi fa rabbia. Una rabbia desolante, come la stupidità.
Come l'ottusità imperdonabile della presunzione che esclude la curiosità. Come la cecità di chi non vuol vedere.
Ci sono dei difetti che non dovrebbero entrare nelle giornate di chi ha la responsabilità di un progetto culturale.
Difetti che non sono e non possono essere scusati per la mancanza dei fondi e le acrobazie possibili dalle cifre in bilancio.
Difetti che hanno degli effetti e oggi siamo qui a mostrarne uno.
La chiusura di un teatro non è il destino possibile di un'economia.
E' lo specchio di una politica. La foto improvvisa, senza il tempo di mettersi in posa, scattata sull'aspirazione sociale e culturale di una città, sulla rivendicazione di senso di chi dice di credere alle forze del confronto e delle differenze.
La chiusura di un teatro non coincide con nessun tempo e nessuna crisi.
Oggi denunciamo questa incoincidenza, denunciamo l'efficacia di una strategia o il dispetto di una palese incapacità.
Il Comune di Bologna ha rinunciato al Teatro San Martino già da anni.
Noi rinunciamo da oggi, insieme all'attesa che si potesse trovare una qualche chiave possibile per aprire ancora le porte del Teatro San Martino.
Roberto Latini
11 maggio 2011
ARMANDO PUNZO ha proposto una lezione dal titolo "LA COMPAGNIA DELLA FORTEZZA. STORIA DI UN'UTOPIA REALIZZATA".
Un incontro durante il quale è stato possibile conoscere la sua metodologia teatrale sviluppata in oltre vent'anni di lavoro con i detenuti attori della Compagnia della Fortezza nel Carcere di Volterra. Con l'ausilio di un ricco ed interessante materiale video, di spettacoli e prove, ha ripercorso la storia della Compagnia da lui fondata. Si sono potute approfondire tematiche legate ad un teatro che non possiamo definire né educativo né ancor più rieducativo, ma un teatro che tende a mettere in scena l'impossibile, forte della sua capacità di invadere luoghi inusitati e di confine, di restare ai margini per scelta ed esplorare territori di ricerca scomodi o sconosciuti. La relazione con il pubblico è stata assolutamente centrale. Armando Punzo ha risposto alle domande dalla platea alternando la sua storia ai suoi progetti futuri.
12 maggio 2011
MARIO MARTONE, reduce dal trionfo ai David di Donatello con Noi Credevamo con cui si è aggiudicato sette statuette tra le quali quelle di miglior film e migliore sceneggiatura. ella sua lezione ha ripercorso le tappe della sua carriera artistica: dal teatro di ricerca alla direzione di teatri stabili, dall'avanguardia visiva al cinema. Il pomeriggio con Martone ha regalato momenti fondamentali, didattici e per certi versi consolanti, nell'esempio di un artista che è forse la massima espressione italiana di trasversalità. essuno come lui, in Italia, può vantare la stessa considerazione per Teatro, Cinema e Opera Lirica. La sua Lezione potrebbe essere messa al plurale. n un continuo scambio con il pubblico presente, Mario Martone ha argomentato il suo pensare e il suo produrre, partendo dall'ultimo film e tornando indietro fino al 1977, anno di fondazione della sua prima compagnia: Falso Movimento, confluita poi in Teatri Uniti, con Toni Servillo e Antonio Neiwiller.Si è presentato al pubblico bolognese raccontando tutte le sue evoluzioni, dalla Napoli degli anni '70 fino alla direzione del Teatro di Roma o dello Stabile di Torino. Il suo curriculum è un piccolo manuale del contemporaneo, avendo attraversato ogni fase degli ultimi trent'anni della cultura italiana.