Rinunciamo all'attesa
C'è una frase di Ennio Flaiano che mi ha sempre ricondotto all'idea del teatro.
Una frase che chiude una poesia che al primo verso dice: "c'è un limite al dolore.."
Ho potuto usarla spesso negli anni del mio lavoro e mi piace lasciarla qui, oggi, come a restituirla dopo averla tenuta con cura, nell'occasione di questo appuntamento.
La frase chiude pochi bellissimi versi e penso possa aggiungersi ai silenzi che vorrei.
Flaiano concludendo scrive: "il gioco è questo: cercare nel buio qualcosa che non c'è, e trovarlo".
Mi viene in mente nel dispiacere semplice eppure complesso di questo esito.
Mi viene in mente nella convinzione che qualcosa nel buio in effetti ci sia e dispiace non essere riuscito a trovarlo.
Mi dispiace e mi fa rabbia. Una rabbia desolante, come la stupidità.
Come l'ottusità imperdonabile della presunzione che esclude la curiosità. Come la cecità di chi non vuol vedere.
Ci sono dei difetti che non dovrebbero entrare nelle giornate di chi ha la responsabilità di un progetto culturale.
Difetti che non sono e non possono essere scusati per la mancanza dei fondi e le acrobazie possibili dalle cifre in bilancio.
Difetti che hanno degli effetti e oggi siamo qui a mostrarne uno.
La chiusura di un teatro non è il destino possibile di un'economia.
E' lo specchio di una politica. La foto improvvisa, senza il tempo di mettersi in posa, scattata sull'aspirazione sociale e culturale di una città, sulla rivendicazione di senso di chi dice di credere alle forze del confronto e delle differenze.
La chiusura di un teatro non coincide con nessun tempo e nessuna crisi.
Oggi denunciamo questa incoincidenza, denunciamo l'efficacia di una strategia o il dispetto di una palese incapacità.
Il Comune di Bologna ha rinunciato al Teatro San Martino già da anni.
Noi rinunciamo da oggi, insieme all'attesa che si potesse trovare una qualche chiave possibile per aprire ancora le porte del Teatro San Martino.
Roberto Latini
30 giugno 2009
Serate d'onore
ROBERTO HERLITZKA
3 luglio 2009
Serate d'onore
ELISABETTA POZZI
Storie d'esilio, d'amore negato, d'incapacità di integrazione, narrate dai grandi autori del passato e da quelli contemporanei. La storia umana si ripete e i grandi scrittori la sublimano, la rendono poesia. A quei personaggi è dedicata la serata d'onore di Elisabetta Pozzi, accompagnata delle musiche originali di Daniele D'Angelo.
7 luglio 2009
Serate d'onore
MASCIA MUSY
Protagonista nel 2008 dell'Anna Karenina di Nekrosius, spettacolo che le ha fatto vincere tre premi come migliore attrice dell'anno, il Gassman, il premio Eti Olimpici del Teatro e il premio Ubu, stasera Mascia Musy porta in scena Love, uno spettacolo tratto da un racconto di Susanna Tamaro.
18 luglio 2009
Serate d'onore
ERMANNA MONTANARI
21 luglio 2009
Serate d'onore
MADDALENA CRIPPA
Attrice di respiro europeo, interprete originale e rigorosa accanto a registi come Strehler, Ronconi, Vitez, Castri, Pezzoli, Le Moli fino al proficuo sodalizio con Peter Stein, Maddalena Crippa, in questa serata, dà voce al mondo poetico di Mariangela Gualtieri.
23 luglio 2009
Serate d'onore
EUGENIO ALLEGRI
Eugenio Allegri, attore stimatissimo da pubblico e critica, riparte da Novecento, monologo teatrale che Alessandro Baricco scrisse appositamente per lui nel 1994 e dal quale Giuseppe Tornatore aveva tratto, alcuni anni fa, una sua versione cinematografica intitolata "La leggenda del pianista sull'oceano".
28 luglio 2009
Serate d'onore
SANDRO LOMBARDI
E' dagli anni novanta in particolare che Sandro Lombardi conduce una ricerca su due binari: quello della cosiddetta "prosa" e quello della poesia, nella convinzione che, sia pur in forme diverse, esse condividano uno spessore di teatralità analogo. Per questa serata l'attore toscano propone Giacomo Leopardi Canto notturno di un pastore errante dell'Asia a cura di Federico Tiezzi, Franz Kafka Lettera al padre, riduzione di Furio Bordon, Giovanni Pascoli La cavalla storna
4 agosto, ore 21.30
Serate d'onore
PIPPO DELBONO
Una sorta di diario di bordo, un'introspezione sul senso nascosto delle relazioni, sul lato dei desideri non espressi ma mostrati, sulla curiosità per gli altri, il filo rosso degli invaghimenti, la coscienza di una bellezza senza confini nelle storie, l'ardore non solo etico nelle scene della vita e nelle scene del teatro, l'estasi delle cose che ti perdono e che gli altri non ti perdonano, quel qualcosa di se stesso mai detto forse perché mai chiesto[..]. L'attore-autore in 'Racconti di giugno' si confessa senza reticenze e con pudore in una dinamica di cronache e lampi della memoria, zigzagando tra le avventure della vita scenica e vissuta.